I più accaniti lettori di quotidiani sapranno già che da qualche giorno La Repubblica propone un questionario di dieci domande che vorrebbe porre a Silvio Berlusconi in merito al Noemi-gate, con intento chiaramente e volutamente provocatorio. Lunedì mattina Giuliano Ferrara ha dedicato la prima pagina de Il Foglio alla vicenda, simulando l’ipotetica intervista.
Visto e considerato che anche io sono dotato di intelligenza, pollice opponibile e qualche chilo in eccesso, ho deciso di fare la stessa cosa, realizzando ovviamente a mio modo questa famosa intervista, immaginandomi quello che potrebbe accadere in un paese dove i giornalisti non sono cortigiani di qualcuno e i politici non sono campioni della coda di paglia.
Signor presidente, come e quando ha conosciuto il signor Letizia?
Più o meno una ventina d’anni fa, in una vacanza a Portofino. Me lo presentò un amico mio e di Confalonieri. Mi dette subito una buona impressione.
Nel corso di questa amicizia quante volte vi siete incontrati e dove?
Per risponderle dovrei avere una memoria impressionante, non so che dirle. Le posso però dire che non lo vedo molto spesso.
Come descriverebbe le ragioni della sua amicizia con Bendetto Letizia?
Io sono stato prima un industriale, poi un politico. Un industriale deve cercare di non perdere mai i contatti col mondo esterno per non rimanere escluso da quelle che a livello professionale possono essere importanti novità. Un politico poi deve fare in modo di creare del consenso sincero attorno a sé. Le ho già detto che mi diede da subito una buona impressione. Aggiungo che buona impressione è stata poi sempre confermata dai suoi comportamenti.
Perché ha discusso delle candidature con Letizia che non è nemmeno iscritto al PDL?
L’ho fatto perché volevo avere un suo parere su alcuni candidati alle europee della circoscrizione Sud che lui conosce a livello personale, dunque molto meglio di me. Vede: per conoscere bene certi uomini di partito è essenziale sapere come sono fuori dalle stanze della politica. Badi bene: a Benedetto ho chiesto solo un parere, un’opinione. Le decisioni si prendono poi, sempre, nelle sedi opportune.
Quando ha avuto modo di conoscere Noemi Letizia?
Sin da quando era piccola, è ovvio.
Quante volte ha avuto modo di incontrare Noemi Letizia e dove?
Che domande! Le ho già detto che non ricordo quante volte ho incontrato il padre; per la figlia vale lo stesso discorso.
Lei si occupa di Noemi e del suo futuro e sostiene economicamente la sua famiglia?
No, ho solo fatto loro qualche regalo in occasioni importanti. Mi permetta di dire una cosa: sono un uomo ricco e se non facessi queste cose verrei additato come avido e tirchio. Se lo faccio però mi si accusa di andare con le ragazzine e di comprare voti. Scusate: cosa dovrei fare per non scontentare nessuno?
È vero che ha promesso a Noemi di favorire la sua carriera nello spettacolo o in politica?
No. E se lei dice così vuol dire che ho detto qualcosa di sbagliato che l’ha illusa. Di sicuro Noemi ha gonfiato qualcosa nelle sua dichiarazioni: è una ragazza giovane che punta in alto, è normale che sia spregiudicata.
Veronica Lario ha detto che lei frequenta minorenni. Ce ne sono altre che incontra o alleva?
Per la miseria quanta malizia! Prima di tutto mi lasci dire che non allevo nessuno, è proprio una brutta espressione, una cafonata. Frequento tantissime persone visto che sono un importante uomo politico. Posso dirlo o cominciate a fare a titoli dicendo che mi credo Napoleone? Ovviamente in mezzo a questa fiumana di gente ci sono anche ragazze giovani e giovanissime.
Sua moglie dice che lei non sta bene e andrebbe aiutato. Quali sono le sue condizioni di salute?
Io sto bene, l’uscita di Veronica è esagerata.
A questo punto Giuliano Ferrara inserisce una ultima domanda, di sicuro la più interessante. Modestamente anche io ne propongo una simile.
Lei ha o ha avuto una relazione extraconiugale con Neomi?
No. Potrei essere suo nonno.
In attesa che un giorno il nostro paese sia guidato da una persona che risponda così (anche dando risposte diverse nel merito, ma che comunque la smetta di gridare perennemente al complotto) continuiamo a roderci il fegato.
mercoledì 27 maggio 2009
Un premier normale
domenica 12 aprile 2009
Abruzzo, Italia
Per chi si fosse dimenticato che l’Abruzzo è in Italia
Un mare di ultimi saluti, di commossi addii, di sacrosante lacrime, ha accompagnato le nostre coscienze dalla nottata di domenica ad oggi. Un dolore forte come questo non si commenta né si giudica, laddove lo sgomento e la commozione che esso genera è vero, sentito, sincero.
Nessuno può mettere in discussione la frustrazione e la rabbia di chi ha subito l’ingiustizia di aver perso le persone più care e di essersi visto privato della propria casa, quella casa di cui ogni uomo o donna ha diritto su questo mondo (cosa che da cristiani part-time quali siamo a volte dimentichiamo).
La calamità naturale porta alla luce (è già successo tante altre volte) il lato migliore delle persone nei primi momenti concitati. Come non dare merito ai volontari che hanno dato e ancora danno il loro aiuto alle vittime del terremoto? Credo comunque che queste persone, ancor più che i ringraziamenti, aspirano ad avere degli aiuti, anche di piccola entità, per poter essi stessi essere messi nella condizione di aiutare meglio chi ne ha bisogno.
Ma, e qui vengo alle note dolenti, non dobbiamo dimenticarci tutto quello che, nel caos di questa settimana, è passato sottotraccia, tanto è abituato il nostro paese a condotte riprovevoli e disgustose.
La giornalista del TG1 che magnifica i risultati Auditel della rete ammiraglia fa salire conati di vomito. Non tanto perché sia sbagliato cercare di affermarsi nella competizione e nel proprio lavoro, ma perché una simile scena rappresenta, a mio parere un insulto ad un valore ormai totalmente dimenticato: la decenza. L’indecenza trionfa.
L’indecenza è sentire un capo di governo che rincuora i terremotati invitandoli a fare finta di credere di fare un fine settimana in campeggio. Anche qui non è sbagliato cercare, se possibile, di sdrammatizzare la situazione, col rischio di sbagliare le parole; la cosa che non si riesce a digerire è la mancanza di coraggio dei lacchè muniti di microfono, con nessuno di essi che se la sente di pronunciare le fatidiche parole: “Presidente ma che sta dicendo?”.
La parola indecenza inizia con la i di Impregilo, la splendida ditta di benefattori, nota per la mondezza napoletana e per il ponte sullo stretto di Messina, meno per il fatto di essere colei che ha costruito il burroso Ospedale dell’Aquila.
Indecente è l’atteggiamento di chi governa il gioco del calcio, stabilendo che si possono sospendere partite di campionato quando muore una persona che si reca allo stadio con la volontà di prendere a sassate i tifosi della squadra avversaria e non si ferma di fronte ad una simile tragedia (no comment per la pantomima degli sms di beneficenza).
Indecente è l’accanimento miope di chi ha crocifisso (e continua a farlo pur sapendo di avere torto) il ricercatore che lanciava allarmi non per il gusto di farlo, ma giustificati studi alla mano, sulle capacità distruttive di questo terremoto.
Indecente è l’atteggiamento di certi tromboni che fanno uso del cristianesimo per pronunciare banalità strappalacrime in televisione e se ne dimenticano quando invece giunge l’ora di aiutare il prossimo, di fare qualcosa di concreto.
Mi si potrebbe obbiettare che anche io predico bene senza alzare un dito, che faccio moralismo.
La prima parte della frase è vera, la seconda no . Il moralismo lo fa chi dice agli altri quello che devono fare e poi non rispettano le regole che impongono agli altri. Fa moralismo chi dice ai terremotati quello che devono fare. Il mio non è moralismo. Con queste righe attacco i veri moralisti, coloro che hanno trasformato il dolore degli altri nell’occasione per una realizzazione personale, sia essa duratura o effimera.
Non dobbiamo dimenticare che l’Abruzzo si trova in Italia: saranno pure luoghi comuni ma credo che in un qualsiasi altro paese di quell’Occidente che diciamo di amare e al quale pensiamo di appartenere non avremmo avuto la giornalista esultante per gli ascolti del lunedì o membri delle istituzioni che mancano di rispetto alle vittime di una catastrofe naturale. Forse in un paese occidentale la denuncia per procurato allarme sarebbe stata ritirata (anche con tanto di scuse, crepi l’avarizia) o si sarebbe fatto qualcosa per evitare di dare importanti appalti di grandi opere pubbliche a ditte che sono note per le loro collusioni con interessi poco trasparenti, se non addirittura criminali.
Oltre al terremoto, agli abruzzesi è capitata anche la sfortuna di vivere in Italia.
Quando le scosse finiranno gli sciacalli in giacca e doppio petto avranno pista libera per continuare a rovinare la vita delle persone; autentici avvoltoi che credono di essersi costruiti una nuova coscienza pulita per il solo fatto di aver versato qualche lacrima: diffidatene, perché saranno più pericolosi di quanto non lo siano mai stati prima di domenica.
Non parlo della ricostruzione, perché, anche se in cuor mio spero di sbagliarmi, penso che sarà un disastro, con il crearsi delle precondizioni per il ripetersi di questa tragedia.
Capisco che qualcuno non apprezzerà queste parole. A tutti coloro dal cuore puro che si sentono offese chiedo scusa. Ma sappiate che le mie critiche non sono dirette a voi.
mercoledì 1 aprile 2009
Istruzioni per fare l'amore con Gaucci
Metti una sera a Viterbo, poggiati al parapetto delle mura, un sottile languore ti s'insinua nell'anima come un brivido fluido, misto di desiderio e di melancolia. E senza bisogno di girarti sai che dietro di te, silenzioso e felpato, è apparso Luciano Gaucci; le mani viscide e grassocce che ti toccano non possono appartenere ad altri, non è di altri la risatina fastidiosa e laida. Anche senza girarti, vedi i suoi menti strabordanti, la sua eccessiva carnalità, la sua incontinente e vitale fisicità.
Non sai se è davvero lì, se è davvero lui, o se tutto questo è soltanto una proiezione della mente scolpita nella sottile nebbia di un fine inverno in Tuscia; sai però che vorresti ci fosse, senti che lo vuoi, pensi già a come amarlo.
I. La pratica del sesso: il 63.
Non è un errore; è che la stazza del vostro amato è tale che vi ritroverete per forza con il viso perduto nella sua pancia, senza possibilità di sfuggire a quell'abbraccio unto sulle vostre gote, che pare volervi soffocare. Ma non disperate e non sentitevi delusi: quel che sembra un peccato è in realtà un'opportunità. Avete davanti a voi il grasso ventre tanto a lungo sognato; non fermatevi, non esitate, baciate quel che vedete e più ancora ricopritelo di pernacchie sull'ombelico, così da far vibrare ipnoticamente quella massa di adorabile lardo. Poi, osservate rapiti quel movimento, e i piccolissimi occhi di lui che scintillano felici.
II. Litigi e riappacificazioni.
Lui si è appena alzato dal letto e già vi dimentica, lo si vede da come stringe lo sguardo porcino, rapito verso nuove imprese; ma ricordate sempre che non ha il diritto di dimenticarsi di voi e della vostra dedizione. Dunque insultatelo: ricopritelo di contumelie, mettete in dubbio la sua bellezza e la sua onestà, l'integrità e la rettezza d'animo. Non ci vorrà molto perché stringa i pugni, inizi a blaterare sempre più scompostamente e finisca per piangere come un vitellino. E mentre mormorerà tra le lacrime stillanti qualche insensato periodo sul Catania 1946 o maledirà Carraro, voi vi sentirete di nuovo confortati, perché riconoscerete in quell'uomo il piagnone in malafede di cui vi siete innamorati.
III. Conclusione.
Il vostro amore è lì, stanco, soddisfatto e sudato; ancor più sudato del suo solito essere sudaticcio, perché ora il suo grosso corpo trasuda amore. Più suda, più puzza, più vi ama. Fissatelo nei suoi occhi porcini: nei suoi occhi c'è il mistero di mille mondi lontani, c'è la ragione per cui non si può fare a meno di volergli bene e di innamorarsi di lui, c'è la mente lucida di grasso, che già immagina, che già blatera incomprensibilmente, che già pregusta qualche idea malsana.
Nei suoi occhi minuscoli, in fondo ai suoi occhi minuscoli, lì dove solo il vostro affetto può giungere, nei suoi occhi c'è Zizis Vryzas. E voi lo amate per questo.
nota: tutto questo non ha nulla a che vedere con fatti e personaggi reali. Si tratta di pura, innocua, cialtroneria.
venerdì 6 febbraio 2009
giovedì 5 febbraio 2009
življenje je posvečeno*
E' innegabile che sia così, l'abbiamo visto tutti: non si muove, non reagisce agli stimoli, non è in grado di interagire in alcun modo con la realtà.
Adesso ho sentito che ha lasciato la Lombardia, che è di nuovo nel suo Nordest e che forse là metteranno fine alla sua vita, perché non la giudicano neanche tale.
E su questo però non posso essere d'accordo: è poco più di un vegetale, è vero, e come difensore centrale faceva piuttosto schifo, ma per una simile ragione non mi pare comunque giusto uccidere Robert Englaro.
*la vita è sacra.
mercoledì 4 febbraio 2009
La poetica della merda.
A conclusione di un lungo lavoro di ricerca, discussioni e costruttivi dibattiti sul tema con insigni linguisti, tra i quali il mio coinquilino, sono giunto alla consapevolezza di un fatto importante che riguarda la lingua italiana, più precisamente l'arte della poesia. Quel che emerge nitidamente è che la parola più poetica dell'intero vocabolario della lingua italiana è MERDA (non accappatoio come molti di voi erroneamente credevano). La conferma di questa scoperta si ottiene modificando il contenuto delle più celebri poesie per inserirvi la parola MERDA. Si tratta di un esercizio molto semplice, che evidenzia da un lato la capacità di questa parola di toccare alte vette di lirismo, dall'altro quella di inserirsi metricamente in modo perfetto in qualsiasi contesto. Eccone alcuni esempi:
Si sta / come d'autunno / sugli alberi / la MERDA
Tanto gentile e tanto onesta pare / la MERDA mia quand'elli altrui saluta
M'ilumino / di MERDA
Ei fu siccome immobile / stette la MERDA immemore
T' amo pia MERDA
E il naufragar m'è dolce / in questa MERDA.
Potrei continuare all'infinito ma preferisco fermarmi qui.
Potete, se ne avete voglia, ripetere questo esercizio: vi darà, ve lo assicuro, molta soddisfazione.
Forse (è sempre bene tenere una porta aperta ma ci credo poco) questo pezzo di MERDA sulla MERDA è il mio ultimo su sBlog!
Grazie mille a tutti!
martedì 20 gennaio 2009
Kein Vorurteil, oder?
Adesso è uscita una cover dedicata a Luca Toni. Ma credo che l'originale sia decisamente più autentico, divertente e sopratutto crucco.
lunedì 22 dicembre 2008
giovedì 11 dicembre 2008
venerdì 5 dicembre 2008
La mia prima censura
Ieri sera, su sollecitazione del fratello Luca, ho provveduto a chiudere la pagina dei fan di Marco Montecchiani su Facebook. Luca motiva la violazione della privacy sua, di sua moglie e di Marco appunto, per la pubblicazione nella suddetta pagina di alcune foto, fatta senza richiesta di autorizzazione ai diretti interessati. A termini di legge Luca Montecchiani ha ragione, trattandosi di violazione della privacy.
Tuttavia ritengo doveroso ricordare che la pagina era stata fatta col contributo di alcuni amici di Marco, che non si ponevano l’intento recare danno a nessuno, ma solo quello di condividere foto e video di un amico.
Aggiungo, come ho avuto modo di dire anche a Luca, che le foto messe sulla pagina in questione essendo state messe lì da un gruppo di suoi amici non sono di proprietà di Marco e quindi sarebbero visibili potenzialmente da chiunque. Ma qui poi si entrerebbe in un discorso senza fine….
venerdì 28 novembre 2008
Poeti maledetti
Doman vo cà
L'è sira
E ho già preparràa ra valisa
Doman vo cà.
I oltar aj dorman
Mi podi mia
Pugiàa 'r vedar a vardi or ciel.
Ra luna l'è de' oltra part,
E la da vess piena dor bianch
Ce la spantega sui piant.
Doman vo cà e apena podi
Vo in stabiliment a linceziam.
Vagan da via 'r cu i paron.
Mi da goma an fo pu.
Vori viv da tera, da bosch, d'erba,
Or temp ca me re' annmò.
"Vicc, sa te gh'est rason:
Prum gh'hann fai morì i bestia in stala.
Mo ga mazan nunch".
Cori stà su in cassina,
Mong i vach, Sternì ra stala,
Che can la vegn, la me troa induée
son nassuu, a marscì den dra palta.
Piccolo quiz:
Chi è l'autore di questa poesia?
Per dare un po' di brio al concorso offrirò una birra (non chiedetemi di più, sono povero) al primo (e preciso: solo al primo) che indovinerà l'autore.
lunedì 17 novembre 2008
lunedì 10 novembre 2008
venerdì 7 novembre 2008
Diavolo d'un Silvio
Ancora una volta Silvio B. ci ha deliziato cona delle sue gaffes-perle, definendo il nuovo presidente degli Stati Uniti, "giovane, bello e abbronzato":*
Molti degli osservatori presunti geni della politica e della politologia si sono prestati al classico gioco delle parti. Da un lato i Berluscones, che lamentano con la classica tecnica Calimero (guarda caso nero anche lui) la disinformazione comunista su quelle battute che se sono pronunciate da lui sono dette "con ironia" (Silvio dixit) mentre se son dette da altri su di lui sono dette "con cattiveria" (sempre Silvio dixit). Addirittura stamattina uno dei tanti crumiri alla sua corte, Maurizio Lupi, arrivava a sostenere che le sue parole costituivano un elogio, con le quali intendeva definire Obama un tipo da spiaggia (si riferiva forse ai Vu cumprà?).
Dall'altra gli obamiani ringalluzziti che se la prendono con le parole razziste del premier, tanto da urlarlo ai quattro venti nell'edizione straordinaria del TG3, mettendo insieme in un calderone un po' confuso cose che poco c'entrano tra loro (Bush, 11 settembre, campi rom,la mignottocarazia, la legge 133, ecc.)
Fino ad ora ognuno ha detto la sua. Ora dico la mia. Berlusconi ha detto quelle parole coscientemente e ha fatto bene a dirle. ATTENZIONE: non perché siano vere. Perché se questo contasse qualcosa Silvio nostro sarebbe fuori dalla politica da un pezzo (anzi probabilmente non sarebbe mai potuto entrare). Sono parole azzeccate nel contesto attuale, per uno come lui sempre in cerca di consensi. Partiamo dal fatto che tutti coloro che sono rimasti disgustati dalle sue parole non hanno mai votato per lui, ne mai lo faranno. Aggiungiamo poi che chi lo vota è razzista o tacitamente (e allora vota PDL) o espressamente (e allora vota Lega). Infine mettiamoci il sorprendente silenzio leghista in seguito alla vittoria di Obama. Ancora oggi non riesco a capire se si tratti di un silenzio voluto (per evitare figuracce) o imposto (con la censura televisiva di tutti gli interventi come "Ora bisognerà chiamarli Stati Uniti d'Africa", "Un bingo bongo non può governare", "Ora gli sporchi negri si faranno le nostre mogli bianche"). Sta di fatto che per un giorno tutte queste voci animalesche non si sono fatte sentire, un beato silenzio che, personalmente, avrei gradito durasse a lungo. Invece No. Silvio B. sapeva che non poteva parlare male del neopresidente (in base all'indissolubile dato di fatto che l'Italia a livello mondiale non conta e non conterà mai un cazzo), ma che doveva dire qualcosa per ridare smalto e morale alla truppa die Borghezios, preoccupata che un giorno possa esserci un Presidente del Consiglio nero. Così il nostro adorato Papa Silvio si è inventato questa formula sbarazzina che gli permette di tenersi a galla e ha interrotto quel silenzio leghista che tanto mi rendeva felice, tanto che già stamattina su la 7 si potevano godere gli sproloqui del sindaco di Verona Tosi. Bisogna ammetterlo, Silvio ne sa una più del diavolo!!!!!
*Giusto per evitare di rtrovarmi sguinzagliato qualche studente per le libertà sotto casa aggiungo il filmato dove può verdersi il mago di Arcore pronunciare le fatidiche parole.
giovedì 23 ottobre 2008
domenica 12 ottobre 2008
E tu che fai? Non vieni?
Alle vostre libere coscienze la decisione.
E per il "regolamento" per sbattezzarsi cliccate qui.
sabato 11 ottobre 2008
domenica 5 ottobre 2008
Crisi di coppia
Sono passati quattro mesi da quando stiamo insieme. Eppure qualcosa si è rotto. Non so dire di cosa si tratta ma un’idea me la sono fatta (tuttavia questa non è la sede giusta per individuare le cause e le responsabilità di quanto accaduto). Sono cose che, lo dico dal profondo del cuore, fanno star male. Soprattutto perché penso che non sia giusto. Ricordo, quando iniziò questo rapporto tra noi, come lei era ridotta male dalle sue precedenti esperienze. Sgonfia, imbruttita, quasi distrutta. In quel momento mi sono preso cura di lei con tutto l’affetto e la dedizione che potevo, immaginando per noi un futuro radioso. Certo, devo riconoscere che ogni tanto lei lasciava intravedere un nonsoché di misterioso, come una ruggine dovuta al passato che, evidentemente, ancora la faceva soffrire.
Ho negli occhi e nel cuore i bei momenti passati assieme: con lei sono andato a fare lunghe passeggiate romantiche, ad ammirare il sole scomparire all’orizzonte, a girovagare ai mercatini, al cinema, anche a lezione. Solo in un posto non è mai venuta con me, ma, si intende, per una mia scelta, che lei non ha mai discusso. Affettuosa e fragile com’era, infatti, non ho mai voluto che mi accompagnasse alla stazione a prendere il treno per non darle un peso così grande ad ogni mia partenza.
Ieri qualcosa si è rotto. Abbiamo litigato. Io le dicevo una cosa, lei non mi ascoltava. Mi sono fermato un attimo, ho cercato di farglielo capire, ma non c’è stato verso: non voleva darmi ascolto. Per questo sono molto triste: spero capirete e perdonerete questo mio sfogo da amante tradito.
Come avrete agevolmente intuito da qeste righe mi si è rotta la bici: nel caso in cui il biciclettaio non riuscisse a risistemarla, c'è qualcuno che può vendermi una bici a buon mercato?
giovedì 2 ottobre 2008
Porno?
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La tizia con la ficarmonica è la migliore
