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mercoledì 13 ottobre 2010

Pronostici: 1-1

giovedì 3 settembre 2009

Pensaci...

A grande richiesta, bifolchi, ecco a voi il ritorno della rubrica "Pensieri Altrui".

Cosa starà starà passando per la testa del roccioso difensore polacco Marcin Wasilewsi, da esser egli sì corrucciato?



A) "Mio Dio non ci avevo mai pensato: la bandiera del Gabon è di una bellezza allucinante. Una triconomia assolutamente originale ma allo stesso tempo dannatamente rassicurante. In ogni modo perfetta per un paese di negri".

B) "Dannazione ora che Gianfi è a Stettino il fiore più prezioso della mia cara sorella Zwielanka è in grande pericolo. Non esistono argini che possano contenere la libido di quel subdolo, dolce, morbidissimo mostro".

C) "Oh Cristo, ho lasciato il coniglio sul fuoco".

venerdì 31 luglio 2009

Nulla può far danno a un uomo buono, né in vita né dopo la morte. (Socrate)

Il mondo oggi lo piange, e tutti noi con esso.
Non era il migliore, o il più vincente, o il più simpatico, o il più mediatico, o il più catenacciaro. Non si può dire che fosse uno che risaltasse. Amava stare lì sullo sfondo: ti ammoniva con un'occhiata se perdevi un confronto diretto che non andava assolutamente perso; con la sua sola presenza ti invitava a non mollare, a crederci ancora, a dare magari fiducia a quel giovane bomber che sembrava aver perso la luce negli occhi e la via della rete. Stringendo il suo trofeo ti ricordava che ogni sforzo sarebbe stato ripagato. Il suo complimento più grande era offrirti il suo silenzioso consiglio, in fondo condividevate la stessa passione e le stesse responsabilità. Emigravi in Argentina, tentavi la fortuna in Portogallo, provavi ad essere profeta in patria, salpavi nella terra d'Albione, sfumavi i tuoi ultimi anni nelle nebbie di Germania; e lui era lì con te. Poterlo chiamare collega significava che, in ogni caso, ce l'avevi fatta: i tuoi sogni erano la tua vita.
Vita che ora se l'è lasciato scappare...
Ma noi, ogni volta che vedremo una banda bicolore lampeggiare, ogni volta che immagineremo di sentire il boato dello stadio impazzito, ogni volta che ci esalteremo di nuovo per il gol di un bomber thailandese o affideremo la fascia di capitano ad un ruvido centrale brasiliano, allora, penseremo a lui.

Perché, chi ha giocato a scudetto 97/98, non ti può dimenticare.

Addio Sir Bobby.

lunedì 10 novembre 2008

Inno all'onanismo







Ogni commento è superfluo

sabato 17 maggio 2008

L'oroscopo di Calderoli

« È una vittoria dell'identità italiana, di una squadra che ha schierato lombardi, napoletani, veneti e calabresi e che ha battuto una squadra, la Francia, che, per ottenere dei risultati, ha sacrificato la sua identità schierando negri, musulmani e comunisti. »

Con queste parole Roberto Calderoli commentò due anni or sono la vittoria del mondiale d calcio da parte della nazionale italiana.

Domani, ultima giornata di campionato, una squadra di negri, musulmani e rumeni si gioca lo scudetto con la squdra della città di Roma ladrona. Chi vincerà per il nostro ministro per la semplificazione?

lunedì 27 agosto 2007

Baldini-Di Carlo Atto II

martedì 29 maggio 2007

O presidente, mio presidente

lunedì 15 gennaio 2007

Real Madrid - Saragozza 1 -0

Tribuna: Fabio! FABIO!!
Capello: Chi è?!? Ah ciao, dimmi tutto
Tribuna: Ciao, niente..., innanzitutto come stai?
Capello: Dai, non c'è male, soliti scricchiolii alla schiena, ma ci sono abituato
Tribuna: a chi lo dici... senti sono arrivato ora e non vedo il tabellone...
Capello: ...quindi?
Tribuna: quanto è finita la partita?
Capello: abbiamo vinto uno a zero. (immagine)

lunedì 8 gennaio 2007

eeeeeeh! Addirittura!?!!?

ma allora sei buono.. sono io accecato dalla rabbia... oppure stai semplicemente facendo il solito leccaculo camaleontico? vieni a trovarci qui nel nostro sBlog, dai! sei solo ad una tastiera da noi!

si! ma certo! ce lo dici solo ora?

c'è chi può e chi non può...



guarda anche: questo, questo, questo ed anche questo.

mercoledì 20 dicembre 2006

Imparzialità dell'informazione

Vi proponiamo di seguito la trascrizione del servizio con cui oggi Controcampo ha accompagnato le immagini salienti di Milan-Catania; servizio che è già entrato nelle scuole di giornalismo come modello di obiettività e di distacco dagli interessi del proprio editore.

***

La partita di stasera al Meazza è fondamentale, perché il Milan, nonostante i suoi campioni (tra i quali spicca Kakà), è in una posizione di classifica scomoda e ha bisogno della vittoria, mentre il Catania insegue il sogno europeo. Certo, se i rossoazzurri avessero Kakà sarebbero già certi della Champions. Ad ogni modo, torniamo alle formazioni: data l'importanza del confronto, Ancelotti dà a Kakà le chiavi del centrocampo, la guida della squadra, la più ampia libertà di manovra, licenza di sganciarsi, il ruolo di leader e una fetta di culo; Marino, non disponendo di un Kakà, mette in campo un Catania ordinato, ma privo di fantasia sudamericana: avrebbe fatto comodo Kakà. Pronti, via, e subito i rossoneri vanno in vantaggio. Ispirato telepaticamente da Kakà, Gilardino, alla sua seconda stagione nel Milan di Kakà, serve un assist a Kakà [enfasi originale], che con la sua classica eleganza deposita la sfera in fondo al sacco. Pantanelli non sembra stupito: quando si ha di fronte un Kakà, è normale che Kakà faccia la magia. D'altronde per tutto il primo tempo Kakà semina il panico nella difesa del Kakatania, pardon, Catania; qui vediamo Kakà mentre si libera di Sottil e scarica un destro di poco a lato; poi è di nuovo Kakà a vedere libero Oliveira, che si invola verso la porta ma, essendo privo della classe di Kakà, non riesce ad imitare Kakà, e il punteggio rimane sull'1-0. Verso il quarto d'ora di gioco, all'ospedale Niguarda, Kakà appare a dei malati terminali, che subito guariscono e si iscrivono al Milan Club Ricardo Izecson Santos Leite "Kakà"; nello stesso momento, a San Siro, Kakà dribbla Silvestri, subisce il fallo e subito lo perdona. Pochi minuti dopo, Kakà si avvicina senza palla e ammansisce Stovini, tra lo stupore dei presenti. Intanto questa inquadratura ci mostra Ancelotti, che stringe nervoso un crocifisso; ma non ne ha bisogno, perché in campo ha Kakà. La telecamera pesca Kakà mentre si allaccia gli scarpini: guardate che nodi stretti ed eleganti. Nel frattempo, il Catania guadagna una punizione dal limite, non certo per fallo di Kakà. Batte Mascara, con maestria parzialmente paragonabile a quella di... vediamo... Kakà. Ecco, sì, Kakà. Per intervento psichico di Kakà, la palla incoccia l'incrocio dei pali ed esce. Kakàlac e Kakhà Kakaladze possono festeggiare lo scampato pericolo. Il primo tempo, in cui Kakà ha spadroneggiato, si conclude sull'1-0 per il Milan di Kakà. Nell'intervallo, Kakà offre tè e pasticcini e le chiavi di una Porsche Kakarrera ai suoi compagni e agli avversari. Kakàpperi, che gentilezza e signorilità dimostra Kakà in ogni occasione! Al rientro in campo, la stella di Kakà torna a risplendere: dribbling, accelerazioni perentorie, tiri deviati dalla malasorte o dai comunisti. In campo c'è solo Kakà. E sta vincendo! Dopo una mezzora di predominio di Kakà, il Milan raddoppia: calcio d'angolo guadagnato da Kakà (vedendo avvicinarsi Kakà, i difensori siciliani hanno preferito buttare la palla sul fondo, piuttosto che consegnarla al genio calcistico di Kakà), palla a Kaladze, cross per Gattuso che la rimette in mezzo, sbuca Gilardino e la mette in rete; Kakà osserva la scena, benedicendo con lo sguardo i suoi compagni. Lo stadio nota subito l'impronta e l'ispirazione di Kakà nell'azione del gol. Kakà sale in tribuna a baciare dei bambini e dona il suo sperma ad alcune signore, desiderose di dare alla luce figli belli e forti come Kakà, sotto lo sguardo compiaciuto dei mariti, che poi stringono la mano a Kakà. Tornato in campo, Kakà mette il suo sigillo: Egli riceve il pallone da un compagno di Kakà, libera un tiro poderoso e mette in rete. KAKA'!: il Catania è in ginocchio dinanzi a Kakà. L'umile Kakà decide che è ora di fermarsi e l'arbitro acconsente: la partita termina 3-0 per il Milan di Kakà, condotto con la consueta sapienza da Kakà. Il Catania torna a casa battuto, ma grato di aver assistito ad una tale prova di Kakà. La linea, se Kakà è d'accordo, torna alla regia.